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Sparare ai lupi si deve?

Il WWF di Rovigo esprime solidarietà e vicinanza alla battaglia di salvaguardia della popolazione dei lupi in italia e in veneto. Per questo pubblichiamo la lettera in risposta all’articolo “Sparare ai lupi si deve. C’è bisogno di (in)segnare” del presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

Gentile redazione,

vorrei commentare l’articolo “Sparare ai lupi si deve. C’è bisogno di (in)segnare”. E’ vero, occorre insegnare molto sui lupi, ma nel senso di educare alla tutela delle specie protette e al confronto con esse limitando per quanto possibile il nostro impatto sugli ecosistemi naturali. Appare così piuttosto diseducativo il titolo, sebbene l’articolo faccia riferimento ad un presunto uso “intimidatorio” dei fucili. E’ vero quanto dice l’autore: la natura non è fatta di armonia, ma di conflitti anche cruenti, ma questi non possono risolversi sempre a discapito di una delle due parti. Occorre ridurre i danni per entrambe altrimenti le cose possono solo peggiorare dato che il lupo sta aumentando nel numero e nell’areale. La convivenza tra uomini e grandi carnivori è possibile usando mezzi di prevenzione come recinti elettrificati, cani e adeguata gestione del bestiame: quando viene fatto i risultati sono stati incoraggianti. E’ vero che il previsto Piano Nazionale sulla specie è quasi lettera morta: nessuna banca-dati dei danni né un monitoraggio nazionale mentre l’allevamento attraversa una fase di profondo cambiamento e ospita sacche di illegalità legate ai risarcimenti. Ma le soluzioni proposte nell’articolo rischiano di favorire un approccio controproducente. Non si può sparare ai lupi, anche a solo scopo intimidatorio: sono specie protetta e il ferimento (o l’uccisione) sono reati penali per cui il WWF chiede un inasprimento di pene e sanzioni. Lasciare ai cacciatori la possibilità di sparare, come accade contro l’espansione dei cinghiali, produce risultati insignificanti. L’invasione del cinghiale è frutto di una pessima gestione delle immissioni faunistiche a scopo venatorio che ha utilizzato individui di popolazioni mittel-europee e dell’Europa orientale di taglia maggiore, con tassi riproduttivi maggiori e tassi di mortalità inferiori una volta portati in Europa meridionale. Nonostante si spari su tutto il territorio nazionale, incluse molte aree protette, l’azione di controllo dei cinghiali con l’abbattimento da arma da fuoco ha dimostrato la sua inefficacia. Meglio le catture con recinti e “corral”, mezzi purtroppo poco usati perché più costosi rispetto ai permessi venatori. Considerare possibile “rieducare il lupo” richiama poi una visione ottocentesca. Credere di poter controllare, governare, educare e insegnare alla natura è all’origine delle devastanti conseguenze della nostra presenza sul Pianeta. La natura per fortuna si adatta continuamente agli effetti delle nostre azioni e la stessa espansione del lupo è dovuta all’abbandono delle aree marginali agricole collinari e montane da parte dell’uomo. Il lupo poi non è “antropizzato”: solo una piccola componente della popolazione è ibridizzata con i cani abbandonati e rinselvatichiti (altra conseguenza dell’azione dell’uomo) che sembra abbia comportamenti meno diffidenti. Anche la proposta di utilizzare i cacciatori per in-segnare al lupo a non uscire dalla sua nicchia ecologica è poco realistica. La nicchia ecologica è l’insieme delle condizioni ecologiche usate da una specie, nel caso del lupo comprende prede selvatiche e domestiche, aree protette e non, conflitti e relazioni con le altre specie, uomo incluso. Smettiamo di pensare ai carnivori solo come un problema e insegniamo (all’uomo) a valorizzare il loro ruolo ecologico suggerendo anche le potenzialità di volano economico che queste meravigliose creature hanno. “Insegnare”, dunque, ma senza parentesi.

Donatella Bianchi

Presidente del WWF Italia

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